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singola testata | Stampa clandestina

BANDIERA ROSSA

organo dei comunisti marchigiani


Luogo:
Ancona
Regione:
Marche
Data inizio:
18 marzo 1944
Data fine:
21 agosto 1944
Ente produttore:
Partito comunista italiano
Tipologia:
politica
Appartenenza politica:
comunista
Numero pezzi:
10
BID:
LO10741409
Precedentemente:
L'Aurora
Lingua:
italiano

Scheda storica

Orapuza bice danaò («È sorta l’aurora e il giorno si avvicina»). Con tali parole in lingua croata, scelte come augurio per tutta la Resistenza e come omaggio ai tanti partigiani slavi che avevano scelto di combattere nelle Marche, si apriva il primo numero di «Bandiera Rossa».
Da tempo, Egisto Cappellini, nella direzione del Partito comunista delle Marche e già redattore de «L’Aurora», assieme a Gherardo Corinaldesi (Lillo), Armando Spoltore (tipografo), Bianca Sarti (staffetta) Ferruccio Santarelli, aveva avanzato la proposta di modificare il titolo del giornale: «I compagni sarebbero d’avviso di abbandonare il titolo l’“Aurora” per riprendere il titolo precedente al fascismo “Bandiera Rossa” in inchiostro rosso, con a fianco il titolo e lo stemma dell’Urss. A me sembra che le ragioni di opportunità che ci consigliarono di adottare quattro mesi fa un titolo non troppo impegnativo, oggi siano scomparse o stiano per scomparire».
La pubblicazione del giornale, il cui primo numero (indicato in realtà come quinto per ragioni di continuità con il precedente foglio) usciva il 18 marzo 1944 con un formato più grande di quello dell’«Aurora», coincideva con un momento di particolare ripresa del movimento partigiano.
Superata, infatti, la crisi politica e militare dell’autunno-inverno ‘43, il foglio, specialmente nel maggio-giugno del 1944, rispecchiava l’avanzata di tutto il movimento resistenziale. La stessa lotta partigiana, con il suo estendersi e prevalere, esprimeva la maturazione di capacità politiche nuove, organiche, che segnavano il superamento del momento cospirativo e definivano nuove condizioni di potere e di autogoverno. «“Bandiera Rossa”, il battagliero giornale che fu già dei comunisti marchigiani prima dell’avvento del fascismo nell’ormai lontano 1922» esprimeva proprio questa acquisita maturità d’azione e di pensiero, abbandonando le ambiguità e le remore che in alcuni momenti avevano caratterizzato “L’Aurora”». Il foglio assunse fin da subito una connotazione di classe più precisa, distinta, diventando in modo chiaro uno strumento di intervento politico e di mobilitazione sociale (non a caso il primo numero ebbe come motto: «proletari di tutti i paesi uniti!»). A spingere su questa via, la consapevolezza che si era creata una spaccatura tra lotta sociale e lotta armata, tra masse e avanguardia, determinando così il pericolo di un mutamento, di un ripiegamento moderato del movimento stesso nel suo complesso. Da ciò, quindi, il costante appello alle agitazioni, agli scioperi, il continuo invito a intervenire sul terreno sociale per promuovere e suscitare iniziative capaci di alimentare e sorreggere i livelli raggiunti dalla guerriglia, al fine di dare maggiore forza e spazio alla classe operaia e contadina.
L’agitazione a cui «Bandiera rossa» spingeva, pur incontrando un largo interesse, fece, tuttavia, ben presto i conti con l’assenza di alcune necessarie mediazioni politiche, prima tra tutte la scarsa presenza del partito socialista che, godendo di una larga popolarità tra contadini, avrebbe potuto svolgere, se ben organizzato, un considerevole lavoro di sollecitazione e di recupero.
E, comunque, l’aver posto questi grandi temi, che saranno al centro delle durissime lotte agrarie del dopoguerra, l’aver suscitato la consapevolezza della necessità di un nuovo blocco sociale operaio e contadino - uno dei risultanti più importanti della Resistenza marchigiana - costituisce uno dei meriti del giornale.
Il foglio continuerà le sue pubblicazioni anche dopo la Liberazione della provincia, l’unico a poter vantare di aver avuto radici nella clandestinità.


Bibliografia/Sitografia:

R. Giacomini, Ribelli e partigiani: la Resistenza nelle Marche, 1943-1944, Affinità Elettive, Ancona, 2005.
P. Giannotti, I giornali clandestini delle Marche, Consiglio della Regione Marche-Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione nelle Marche, 1975.
P. Giannotti, Stampa operaia e classi sociale nella stampa clandestina, Argalia Editori, Urbino, 1972.
E. Santarelli, I giornali della «Resistenza», in La Resistenza nell’anconetano, a cura dell’Anpi di Ancona, 1963.
M. Salvadori, La Resistenza nell’Anconetano e nel Piceno, Opere Nuove, Roma, 1962.

Sottotitoli del periodico: organo dei comunisti marchigiani; organo marchigiano del Partito comunista italiano

Autore della scheda: Eugenia Corbino

Numeri disponibili

1944

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6 aprile . Numero 6, anno 2Leggi il numero -->
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13 aprile . Numero 7, anno 2Leggi il numero -->
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27 maggio . Numero 8, anno 2Leggi il numero -->
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15 giugno . Numero 9, anno 2Leggi il numero -->
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25 giugno . Numero 10, anno 2Leggi il numero -->
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