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singola testata | Stampa clandestina

RISORGIMENTO LIBERALE

organo del Partito liberale italiano


Luogo:
Roma
Regione:
Lazio
Data inizio:
18 agosto 1943
Data fine:
5 maggio 1944
Ente produttore:
Partito liberale italiano
Tipologia:
politica
Appartenenza politica:
liberale
Numero pezzi:
10
BID:
IEI0086418

Scheda storica

Il foglio, organo ufficiale del Partito Liberale, vide la luce in piena clandestinità, in tre diverse edizioni: Milano, Torino e Roma. Quella romana fu la prima: venne, infatti, pubblicata il 18 agosto 1943. In un primo tempo le pubblicazioni furono curate da Leone Cattani, a cui in seguito subentrò Mario Pannunzio.
Il foglio rifletteva, in particolar modo, opinioni e problemi del Sud e si mostrava vicino al Governo Badoglio. In un articolo (n. 3 del 15 aprile 1944) dal titolo «Né a destra né a sinistra», il Partito Liberale si qualificava come «né monarchico né repubblicano a tutti i costi», ma in realtà, a Roma, per la sua stessa composizione borghese, per i contatti che mantenne con gli emissari del re e per i forti legami con i rappresentanti dei ceti agrari meridionali, dimostrò di essere prevalentemente monarchico e conservatore.
Nella capitale, dopo il 25 luglio, le componenti liberali non avevano ancora trovato un’organizzazione univoca, sebbene la caduta di Mussolini, la costituzione di un Comitato nazionale antifascista il 31 luglio e, quindi, il confronto con gli altri partiti, in particolare il Pd’A e l’ansia di differenziarsi da quest’ultimo, giocarono da fattore di accelerazione al processo organizzativo. La galassia liberale, ancora molto frammentata, andava componendosi intorno a due anime: l’una favorevole alla collaborazione con il governo Badoglio, pur fermamente antifascista, e un’altra su posizioni di non collaborazione, rappresentata da Benedetto Croce e sostanzialmente condivisa dal nucleo romano.
L’indisponibilità morale dei liberali ad accettare qualsiasi carica di rilevanza pubblica da parte di un governo ancora in linea con la guerra dell’asse costituì l’humus su cui sorse «Risorgimento liberale». Sotto questo aspetto il contributo di Leone Cattani, la mente politica del gruppo romano, parve essere decisivo: se, infatti, la nascita del giornale può essere vista come uno sforzo di mediazione collettivo, in rappresentanza di un nuovo gruppo di liberali, la sua realizzazione pratica fu soprattutto opera di quest’ultimo, che si occupò dell’organizzazione e della stampa. Sembra, inoltre, che a provvedere al finanziamento del foglio fossero soprattutto Francesco Libonati e Enzo Storni, titolari di due avviatissimi studi di avvocati, anche nelle vesti di collettore di fondi, come pure il conte Niccolò Carandini.
Racconta Elena Cardandi Albertini, a proposito della stampa: «la tipografia, che aveva sede presso Palazzo Braschi, covo di fascistume violento e teppistico, era stata suggerita da Bonomi. Se ne servirono anche quelli del Pd’A quando non poterono proseguire nella loro tipografia per pubblicare “Italia Libera”».
Tra le questioni più urgenti, per il neonato giornale, vi fu quella della “natura” che lo stesso avrebbe dovuto assumere: foglio di partito o di informazione? Il modello voluto da Pannunzio era quello di un giornale di informazione che fosse coerente con la concezione liberale della stampa. Una pubblicazione diversa dai grandi quotidiani di partito, che fosse di informazione.
«Risorgimento Liberale» fu, dunque, solo nei primissimi numeri della clandestinità un bollettino di partito, non rinunciando, anche in quel caso, alle note di cronaca e di costume. Già nel primo numero,
del 18 agosto, veniva inserita, infatti, una rubrica dal titolo «Stralci e spunti», contenente una serie di riflessioni a carattere ironico su “miserie e nobiltà” dell’immediato postfascismo. In seguito, la stessa fu rinominata «Spettri romani» e andò a prendere di mira il fascismo repubblichino romano.
La guerra di liberazione costituiva per il giornale uno degli elementi centrali, riscontrabile anche nel nome della testata, il cui rimando al Risorgimento serviva a portare nuovamente alla ribalta sia i fasti della tradizione liberale che il ricordo della lotta per l’indipendenza e la libertà della patria.
Dopo la lettera a Badoglio apparsa nel primo numero, il foglio dei liberali divenne testimonianza della loro partecipazione attiva al Cln, di cui nel numero quattro veniva pubblicata la risoluzione del 16 ottobre 1943, pur non del tutto condivisa dal partito.
Un altro aspetto che emergeva dalle pagine del giornale liberale era l’idea che la guerra, nei limiti del possibile, dovesse essere condotta da un esercito regolare, guidato da un governo legittimo che fosse sì espressione delle forze antifasciste e quindi del Cln, ma allo stesso tempo rappresentasse tutta la nazione, obiettivo che poteva essere raggiunto solo attraverso la salvaguardia dell’istituto monarchico.
Il manifesto del ciellinismo liberale può essere considerato l’articolo di Leone Cattani apparso il 5 gennaio 1944 in cui si spiegava che il denominatore comune dell’alleanza tra i partiti del Cln non doveva essere un vago antifascismo, ma una concezione della democrazia che significasse contemporaneamente e indissolubilmente libertà.
A partire dal primo numero post-liberazione, quello del 5 giugno 1944, il giornale divenne un quotidiano a tutti gli effetti, con pochi redattori fissi, date le ristrettezze di bilancio e un apporto esterno di qualità, costituito da moltissimi collaboratori, per lo più intellettuali.

Bibliografia/Sitografia:
G. Nicolosi, Risorgimento liberale: il giornale del nuovo liberalismo, dalla caduta del fascismo alla Repubblica (1943-1948), Rubbettino, Soveria Mannelli, 2012.
G. Giannini, Lotta per la libertà. Resistenza a Roma 1943-1944, Edizioni Associate, Roma, 2000.
E. Piscitelli, Storia della resistenza romana, Laterza, Roma-Bari, 1965.

Sottotitoli del periodico: organo del Partito liberale italiano

Autore della scheda: Eugenia Corbino

Numeri disponibili

1943

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