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singola testata | Stampa clandestina

IL PARTIGIANO


Luogo:
Roma
Regione:
Lazio
Data inizio:
23 gennaio 1944
Data fine:
9 febbraio 1944
Ente produttore:
Comando superiore partigiano
Tipologia:
militare,politica
Numero pezzi:
2


Scheda storica

Il foglio, organo di informazione del Comando Superiore Partigiano, fu pubblicato a Roma per due numeri: il 23 gennaio 1944 (n.1) e il 9 febbraio dello stesso anno (n. 2). Ne furono responsabili Carlo Andreoni, Leonida Repaci, Aladino Govoni.
Dopo aver partecipato alla ricostruzione del Partito Socialista a Roma, nell’inverno ‘43-‘44, Carlo Andreoni si fece portavoce delle critiche diffuse all’interno dello Psiup romano verso la segreteria di Nenni, accusata di immobilismo e di eccessiva accondiscendenza nei confronti del Cln e delle sue componenti moderate. Questi, mantenendo il controllo diretto su numerose formazioni armate fino ad allora genericamente orientate verso il Psiup, le radunò attorno al così detto «Comando superiore partigiano», un movimento vicino alle posizioni di «Bandiera Rossa», che dichiarava di: «non essere dipendente né dallo stato maggiore dell’esercito regio, né dalla giunta militare del cosiddetto Comitato di liberazione nazionale» considerato una «temporanea coalizione dei partiti a cui manca ogni unità di principi e di intenti e che gode quindi di scarsissima risonanza e di ancora più scarso pregio».
La pubblicazione del «Partigiano» mise ulteriormente in luce l’obiettivo del gruppo, quello di acquisire un’autonoma collocazione all’interno del composito schieramento dell’estrema sinistra rivoluzionaria. L’auspicio era quello della rottura del Cln e della formazione, attorno a forze di sinistra, di un fronte popolare repubblicano e rivoluzionario. Il giornale invitava, inoltre, alla lotta armata sia per liberare il territorio nazionale dai fascisti, sia per instaurare un «repubblica dei lavoratori italiani».
In tal senso, la pratica della lotta partigiana, «allora contro i nazifascisti, in futuro contro le forze armate simbolo del capitalismo», era considerata, pur riconoscendo i persistenti limiti del movimento insurrezionale, il fulcro della ricostruzione politica del paese. Ad animare il gruppo, la convinzione, anche influenzata dalle esperienze della resistenza jugoslava, che soltanto la lotta armata, condotta nella massima autonomia politica e militare, consentisse alle forze rivoluzionarie di sconfiggere il fascismo e insieme di consolidare il potere politico necessario per impedire la convergenza, a fini antisocialisti, di conservatori, moderati e forze di occupazione alleate.

Bibliografia/Sitografia:
G. Giannini, Lotta per la libertà. Resistenza a Roma 1943-1944, Edizioni Associate, Roma, 2000.
E. Piscitelli, Storia della resistenza romana, Bari, Laterza, 1965.

Autore della scheda: Eugenia Corbino

Numeri disponibili

1944

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